Il servizio di ieri sera del tg5 su Wikipedia sarebbe stato un buon numero da Cabaret se non fosse stato che la trasmissione in cui era inserito era un “presunto” telegiornale.  L’altro demerito di questo servizio da cabaret, per cui non è stato notato troppo, è quello di essere uscito nella stessa giornata delle dichiarazioni di Berlusconi sulla crisi. Si sà, nella comicità il tempo è essenziale.

Comunque complimenti al giornalista cialtrone/ottimo cabarettista.

Interessante segnalazione di Vittorio Zambardino sui movimenti del Guardian per acquisire nuovi spazi all’epoca del “web 2.0”. Mi viene subito da domandarmi e i giornali italiani cosa fanno? Da quello che si osserva sono impegnatissimi nell’aumento della presenza di articoli a sfondo sessuale e a demonizzare “internet”. Non mi stupirei se come al solito, poi, per salvare la situazione i giornali italiani chiedano un aumento dei finanaziamenti pubblici ai giornali, ovviamente per salvaguardare la libertà di parola di noi poveri italiani, mica per pagare lo stipendio ad una cospicua fetta di cialtroni.

Ieri ho scritto che una delle possibili scelte dei termini del posizionamento per il concorso era funzino apocrifo del mediterraneo, e che rispetto a tali termini l’OrsoCagone non si posizionava molto bene. Ed invece oggi è bastato ricontrollare per accorgermi che rispetto a tali termini l’OrsoCagone compare nella prima pagina dei risultati di Google. Non c’è che dire un bel risultato. Faccio anche io un titolo simile a: “il funzino apocrifo” beffa Google …; del tipo l’OrsoCagone beffa Google, cattivi odori sui motori di ricerca.

Piuttosto questi pochi accenni per comparire nei riultati dei partecipanti al SEO contest mi fanno capire che di SEO c’è ne sia stato ben poco.

Interessante il senso della storia posseduto da un giornalista de La Stampa. L’altra sera, il 28 marzo, durante la puntata dell’Infedele, c’era uno dei responsabili di Peacereporter, Maso Notarianni, che cercava di inquadrare meglio il personaggio Osama Bin Laden andando un po’ più indietro rispetto all’11-09-2001. Ma il giornalista in questione interruppe il discorso dicendo che andando a ritroso nella storia si poteva tornare indietro fino a Giulio Cesare e quindi dare tutte le colpe a lui. Insomma per il giornalista, bisogna fermare l’analisi della storia di Bin Laden al 2001, come se fosse nato in quell’anno, prima non esisteva. Se questa è la qualità dei giornalisti de La Stampa, sono contento di non leggerlo, in più non era neanche bravo a mentire, mentre diceva quelle cavolate, aveva la faccia di chi pensa: si sto dicendo una cavolata.