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“Il principio olografico cui ho accennato nel capitolo 6 suggerisce che il nostro Universo contenga al più 10124 bit di informazione, cioè una media di circa 10 terabyte per ogni porzione di volume in grado di accogliere un atomo.”
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Honor 4x sd card come memoria interna

Con l’introduzione di Android Marshmallow, Google ha introdotto il concetto di Adoptable storage, che permette di utilizzare una scheda SD come parte della memoria interna del telefono. La SD deve essere la più veloce supportata dal telefono, per non avere un degrado delle prestazioni. La SD può essere dedicata in parte o del tutto a questa funzionalità.
Sui telefoni Honor con la EMUI 4.0, è stata introdotta questa funzionalità, ma non è attivabile, come su altri prodotti, in maniera diretta dall’interfaccia. Bisogna smanettare un po’.

Prima di cominciare bisogna dotarsi di:
1. una SD almeno classe 10;
2. un PC con una presa USB;
3. un cavetto USB-micro USB;
4. Hi-Suite installato sul computer;

5. Minimal ADB and fastboot;

6. Abilitare la modalità sviluppatore sul telefono e abilitare il Debug USB;

Una volta che tutto è pronto:

  1. connettere il telefono al PC
  2. si aprirà la Hi-Suite o apritela voi;
  3. a questo punto verrà chiesto di autorizzare la connessione al telefono della suite; compare una richiesta di autorizzazione sul telefono, date l’autorizzazione permanente; a questo punto chiudete Hi-Suite
  4. andate nella cartella di ADB and Fastboot e lanciate il comando adb shell;
  5. nella shell di comandi che compare digitare il comando: sm list-disks
  6. uscirà qualcosa del tipo disk:179:128
  7. a questo punto date il comando sm partition disk:179:128 private dove 179:128 dovrà essere il risultato del comando precedente; con questo comando tutta la sd sarà usata come memoria adoptable; dando il comando sm partition disk:179:128 mixed 50 sarà utilizzata solo metà SD;
  8. dare il comando sm list-volumes all se tra le righe stampate ci sono anche le righe  emulated:179:130 mounted null e private:179:130 mounted b6a58e7f-1dbf-4db5-95ab-19bf365e1a55 è andato tutto ok;
  9. andate sul telefono impostazioni->impostazioni avanzate->memoria->sd card-> tasto menù scegliere migra i dati;
  10. riavviare il telefono;

Tutto qui.

Ci sono però delle cose da sapere: la EMUI continuerà a mostrare 0 come spazio disponibile sulla memoria interna e sulla SD; alcune app, dopo l’installazione non si avvieranno subito, bisogna prima riavviare il telefono;

Motore di ricerca predefinito su Microsoft Edge

Su Windows 10 il browser di default è il nuovo Microsoft Edge, e il motore di ricerca predefinito in Edge è Bing. Se cercate di impostare un nuovo motore di ricerca, andando in Impostazioni->Visualizza impostazioni avanzate, poi cercate l’opzione “Ricerca nella barra degli indirizzi con” aprendo il menù compare l’opzione aggiungi nuovo. Selezionandolo compare una lista striminzita dove c’è solo twitter.com e it.wikipedia.org. Questo perché per comparire in questa lista Microsoft richiede che i motori di ricerca pubblichino nelle loro pagine delle opzioni particolari secondo le specifiche OpenSearch. Ad oggi Google non lo ha fatto. Ma ci ha pensato per tutti lo sviluppatore Sandeep Bansal che ha messo su un sito aposito.  Il processo è molto semplice bisogna andare sul sito https://orthodox.io/edge scegliere il proprio paese tra le opzioni disponibili, poi si torna nelle impostazioni e la lista conterrà la maggior parte dei search engine: scegliete il vostro preferito.

The hidden reality by Brian Greene

I have readed this book after Max Tegmark Our mathematical universe. This book goes more inside the concept behind parallel universes. The more though concept are from string theory. This book show how parallel universes come naturally from modern theory and not from sci-fi series, it’s a natural consequence. You cannot accept modern theory without accept parallel universes.

L’Universo matematico: La ricerca della natura ultima della realtà

Max Tegmark riassume le domande più frequenti che gli vengono poste durante le conferenze aperte al pubblico:

1. Com’è possibile che lo spazio non sia infinito? 2. Come è stato possibile creare uno spazio infinito in un tempo finito?

3. Dentro cosa si sta espandendo il nostro Universo?

4. In che punto dello spazio si è verificata l’esplosione del nostro Big Bang?

5. Il nostro Big Bang è avvenuto in un punto ben preciso?

6. Se il nostro Universo ha solo 14 miliardi di anni, com’è possibile vedere oggetti che distano 30 miliardi di anni-luce?

7. Le galassie che si allontanano più veloci della luce non violano la teoria della relatività?

8. Le galassie si stanno davvero allontanando da noi o è solo lo spazio che si sta espandendo?

9. La Via Lattea si sta espandendo? 10. Abbiamo le prove dell’esistenza di una singolarità da associare a un Big Bang?

11. La creazione della materia che ci circonda ad opera dell’inflazione, a partire da quasi nulla, non viola la conservazione dell’energia?

12. Che cosa ha provocato il nostro Big Bang?

13. Che cosa c’era prima del nostro Big Bang?

14. Quale sarà il destino finale del nostro Universo?

15. Che cosa sono la materia oscura e l’energia oscura?

16. Siamo insignificanti?

The Rational Optimist: How Prosperity Evolves by Matt Ridley

Singolare l’immagine di apertura di questo libro:

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Entrambi sono fatti per essere maneggiati da una mano umana, hanno più o meno la stessa forma, ma uno è stato fatto da un solo uomo, l’altro ha richiesto la collaborazione di centinaia di persone, che magari nemmeno sapevano per cosa stavano lavorando. Matt Ridley parte da questa semplice considerazione per tentare di spiegare il successo della razza umana; su come è perché siamo diventati quello che siamo, ma sopratutto ci invita a non essere spaventati dal futuro. Le cose sono sempre andate bene quando l’umanità ha avuto il modo di scambiarsi idee e cose, per creare nuove idee e nuove cose; quando questo ciclo virtuoso è stato interrotto ne sono scaturiti solo guai. Il successo dell’uomo si deve al fatto di essere diventati dei produttori specializzati e dei consumatori differenziati; ogni volta che è stata presentata l’autarchia come soluzione dei problemi, sono iniziati i guai, l’esempio più recente è la Cina di Mao che grazie all’autarchia imposta per comprare le armi atomiche russe ha fatto morire milioni di cinesi per fame.

Infine essere ottimisti è d’obbligo nei confronti di chi sta peggio di noi, perché solo così è possibile trovare nuove soluzioni hai problemi attuali. Rifugiarsi nel passato non è la soluzione ma aggrava solo i problemi.

 

Frasi dal libro:

I have observed that not the man who hopes when others despair, but the man who despairs when others hope, is admired by a large class of person as a sage

John Stuart Mill

Speech on ‘perfectibility’

 

‘It is the long ascent of the past that gives the lie to our despair’ H.G.Wells

 

Anche Bill Gates ha recensito questo libro. Con addirittura replica e controreplica sul WSJ.

Vivobarefoot Achilles II/2

Sono capitato per caso su un sito di vendita di articoli sportivi ed ho notato l’offerta di un sandalo dal design particolare, il Vivobarefoot Achilles II. Visto il prezzo interessante ho deciso di comprarli, ma il primo problema è stato quello della taglia. Poiché quelli della taglia giusta erano in un colore molto vistoso, ho deciso di prendere quello di taglia maggiore ma di un colore più neutro. Per un verso la scelta è stata giusta, la taglia un po’ più grande lascia un po’ di spazio in più ai lati del piede, e una generosa porzione in più dietro che protegge meglio il tallone. Però la taglia superiore fa si che il piccolo velcro utilizzato per la chiusura non è sufficiente a chiudere in maniera appropriata. Il problema si risolve facilmente comprando delle strisce di velcro (1,5 euro) e cucendole sul  cinturino di seguito a quelle già presenti. In questo modo la chiusura è perfetta.

Design

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Gli Achilles sono l’interpretazione della Vivobarefoot dei sandali huaraches, i ben noti sandali dei Tarahumara descritti nel libro di Cristopher McDougall Born to run. Il design del sandalo è decisamente inconsueto, anche se meno delle Fivefinger, l’ho indossato prima per delle semplici passeggiate e notavo che diverse persone guardavano i miei piedi. Indossando questi sandali, il piede ha decisamente il look da ungulato, tipo cammello. Io l’ho preso in colore marroncino scuro, ma se si scelgono dei colori più sgargianti il risultato è sicuramente maggiore. Il battistrada ha una serie di tasselli esagonali, che forniscono un buon grip sulla maggior parte dei terreni. Il bordo e leggermente incurvato verso l’alto, l’incurvatura e maggiore in punta, per fornire una protezione in più. Protezione che mi ha decisamente salvato più di una volta dall’urto con pietre sul percorso. La sensibilità al terreno e buona, la suola dovrebbe essere di 3 mm circa, così come la protezione.

Correre con i sandali

La sensazione della corsa con i sandali è sicuramente diversa da tutte le scarpe, comprese le Fivefinger. La sensazione di libertà del piede è assoluta. L’idea di separare il ditone e le altre dita è interessante, e sicuramente permette di ancorare saldamente il sandalo al piede, ma a me ha dato problemi di irritazione. Sopratutto al piede destro, nella zona centrale, dal lato del dito indice, si e formata una irritazione molto fastidiosa. Niente di preoccupante, vedremo se si tratta di fare il “callo”, per il momento ci ho fatto due brevi uscite di 10 km su sterrato semplice. Per il resto però la sensazione di correrci mi piace decisamente.

Nike Free Flyknit 4.0 recensione

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Punti salienti

  • taglia provata 44,5
  • peso 230 g per scarpa

Passando ieri dalla Nike dell’Outlet di Valmontone non ho resistito all’offerta in corso, delle Nike Free Flyknit 4.0 a ben 49 euro, contro i 130 euro del prezzo normale. Si tratta del modello dell’anno scorso, visto che sono appena uscite il nuovo modello, ma a chi importa? In molti la considerano la migliore scarpa Nike. Anche io ho avuto modo di provare le Nike free 5.0 ma non mi sono piaciute per niente: troppo strette in punta nonostante avessi provato il numero 46 contro il mio abituale 44,5. Le 4.0 invece sono diverse, la punta è bella ampia, permette un buon movimento delle dita, indossate senza calzini, la scarpa stessa  è come se fosse un calzino, anche se la sento un po’ stretta sul collo del piede. Il peso misurato è di 230g nella taglia 44,5 40 g in più delle mie Mizuno Levitas. La suola è alta 20 mm al tallone e 14 mm in punta, con un differenziale di 6 mm, che non sembra essere così evidente. Solo che la combinazione tra altezza e il tipo di tomaia ne fanno una scarpa per percorsi lisci, gli sterrati che di solito faccio, nei punti più dissestati mi è sembrato che la scarpa tendi a sfuggire da sotto il piede e quindi prendere una bella storta. L’ammortizzazione è veramente eccezionale ma e la parte che non ne fà una scarpa minimal, il terreno è totalmente schermato, non si avverte nulla, la flessibilità invece è ottima.

La tomaia mi ha dato qualche problema:

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Questo è il risultato dopo un giro di 10 km, con le scarpe indossate senza calzino. Di solito giro con le FiveFinger a piede nudo sugli stessi percorsi senza problemi. Con queste invece i problemi sono evidenti. La tomaia sarà pure stata pensata per indossarle “sock-less” ma un po’ di sfregamento lo causano.