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Scoperte incredibili: Funzino Apocrifo

Secondo quanto riportato in questo articolo di Repubblica, si è giunti a fare una scoperta interessantissima: la prima condizione necessaria per comparire negli indici di Google, Yahoo o Live Search e mettere su un sito web. Che strano io avevo sempre pensato che per comparire in questi indici bisognava aprire un allevamento di bestiame o darsi all’agricoltura. Non avrei mai immaginato una cosa del genere. Altra scoperta interessantissima è che se il sito parla di qualcosa di cui nessuno parla, ad esempio perché l’argomento è inventato, tale sito comparirà per primo nei risultati di ricerca. Ma pensa tu. Come corollario a cio ci si dimentica di dire che magari se si cerca qualcosa di assurdo la ricerca non darà nessun risultato; ad esempio provate con orsocagone, naturalmente dopo la pubblicazione di questo articolo orsocagone darà come primo risultato quet’articolo. Ben diversi sarebbero stati i risultati se si tentasse di scalzare ricerche tipo free sex, questo si che sarebbe un risultato di rilievo in relazione al SEO.

Naturalmente tutte le castronerie dell’articolo sono del giornalista Riccardo Bagnato, che vuole tentare lo scoop sensazionalistico su come dei ragazzi siano riusciti ad ingannare Google e Yahoo, mentre quello che hanno fatto in realtà i ragazzi è competere tra di loro per fare un sito che avesse un posizionamento il più elevato possibile. I motori di ricerca in questo caso hanno funzionato benissimo, come al solito quello che non ha funzionato è stato il giornalista, che si può a tutti gli effetti annoverare tra gli Australopithecus Ignorantibus Internet, noto parantropo dell’uomo moderno.

PS a solo 5 minuti dalla pubblicazione dell’articolo Orsocagone è già il primo (ed unico ovviamente) risultato di Google.

Querele

Interessantissimo l’articolo di Luca Sofri su Gigi Moncalvo. Interessante per le cose svelate da Moncalvo, in pratica lui dice di non fare altro di diverso che hanno fatto altri nei suoi confronti. Mi sembra un buon suggerimento per un’attività, far parlare di se per poi querelare chi l’ha fatto. E’ sembra addirittura un’attività redditizia: “ci sono giudici che si sono garantiti la pensione togliendo soldi a me e ai giornali per cui scrivevo”.

Studio Aperto

Il discorso potrebbe essere corretto, se non fosse per il fatto, che i cosidetti giornalisti di Studio Aperto pretendono di occuparsi anche di faccende che non sono gossip. Come è successo ieri nell’edizione di mezzogiorno, dove dopo la scarcerazione del presunto assasino di Garlasco, il “giornalista” non aveva niente di meglio che accusare il procuratore per quanto era successo. Infatti a Studio Aperto per l’intera settimana non avevano fatto altro che sbattere il “mostro” in prima pagina, ed ora si scopre che forse le prove per accusare il mostro non erano tanto sicure. Ed allora che fare, chiedere scusa? Neanche per sogno, accusare qualche altro per il loro comportamento. Ecco cosa sanno fare.

Adesso pare che il loro direttore passi ad altro incarico. Speriamo che le cose cambino un po’.

Lungimiranza

Grande prova di lungimirnaza da parte di Vittorio Zambardino che alla notizia della pubblicità nei video di YouTube, dice un bel te l’avevo detto. Mi sembra una previsione da mago. Incredibile!

O forse, magari, leggendo la parte di licenza di YouTube che dice:

inserendo i video online su YouTube, garantisci a YouTube la licenza di riprodurre, distribuire, preparare lavori derivati e decidere i video inseriti in relazione con il sito YouTube e con il business YouTube (e dei suoi successori) in qualsiasi formato e attraverso qualsiasi media.

forse una cosa così non è difficile da prevedere.

La libertà di stampa

Interessante la storia di Sorrell, Benatti e Weber. Tipica storia con un vasto pubblico: tanti soldi, relazioni incrociate battagglia. Roba da tener impegnate frotte di giornalisti per anni. Ed invece sulla stampa italiana niente. Sarà mica dovuto al fatto che Sorrell è uno dei magnati internazionali della pubblicità? Questo per ribadire l’indipendenza dei media.

L’Infedele, La Stampa e il senso della storia

Interessante il senso della storia posseduto da un giornalista de La Stampa. L’altra sera, il 28 marzo, durante la puntata dell’Infedele, c’era uno dei responsabili di Peacereporter, Maso Notarianni, che cercava di inquadrare meglio il personaggio Osama Bin Laden andando un po’ più indietro rispetto all’11-09-2001. Ma il giornalista in questione interruppe il discorso dicendo che andando a ritroso nella storia si poteva tornare indietro fino a Giulio Cesare e quindi dare tutte le colpe a lui. Insomma per il giornalista, bisogna fermare l’analisi della storia di Bin Laden al 2001, come se fosse nato in quell’anno, prima non esisteva. Se questa è la qualità dei giornalisti de La Stampa, sono contento di non leggerlo, in più non era neanche bravo a mentire, mentre diceva quelle cavolate, aveva la faccia di chi pensa: si sto dicendo una cavolata.