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Nike Free Flyknit 4.0 recensione

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Punti salienti

  • taglia provata 44,5
  • peso 230 g per scarpa

Passando ieri dalla Nike dell’Outlet di Valmontone non ho resistito all’offerta in corso, delle Nike Free Flyknit 4.0 a ben 49 euro, contro i 130 euro del prezzo normale. Si tratta del modello dell’anno scorso, visto che sono appena uscite il nuovo modello, ma a chi importa? In molti la considerano la migliore scarpa Nike. Anche io ho avuto modo di provare le Nike free 5.0 ma non mi sono piaciute per niente: troppo strette in punta nonostante avessi provato il numero 46 contro il mio abituale 44,5. Le 4.0 invece sono diverse, la punta è bella ampia, permette un buon movimento delle dita, indossate senza calzini, la scarpa stessa  è come se fosse un calzino, anche se la sento un po’ stretta sul collo del piede. Il peso misurato è di 230g nella taglia 44,5 40 g in più delle mie Mizuno Levitas. La suola è alta 20 mm al tallone e 14 mm in punta, con un differenziale di 6 mm, che non sembra essere così evidente. Solo che la combinazione tra altezza e il tipo di tomaia ne fanno una scarpa per percorsi lisci, gli sterrati che di solito faccio, nei punti più dissestati mi è sembrato che la scarpa tendi a sfuggire da sotto il piede e quindi prendere una bella storta. L’ammortizzazione è veramente eccezionale ma e la parte che non ne fà una scarpa minimal, il terreno è totalmente schermato, non si avverte nulla, la flessibilità invece è ottima.

La tomaia mi ha dato qualche problema:

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Questo è il risultato dopo un giro di 10 km, con le scarpe indossate senza calzino. Di solito giro con le FiveFinger a piede nudo sugli stessi percorsi senza problemi. Con queste invece i problemi sono evidenti. La tomaia sarà pure stata pensata per indossarle “sock-less” ma un po’ di sfregamento lo causano.

Cristopher McDougall – Born to Run

Il testo che ha portato a conoscenza del grande pubblico lo stile di corsa dei Tarahumara, la stile di corsa naturale per il quale l’uomo si è evoluto. Lo stile di corsa “privo di infortuni” senza le moderne scarpe da corsa. Che sulla carta dovrebbero garantire dall’avere infortuni, contraddette dalle statistiche degli infortuni di tutti gli podisti moderni. Mentre i Tarahumara che corrono con dei semplici sandali ricavati da vecchi pneumatici non hanno tutti i problemi di un moderno podista.

Jeremy Rifkin – La terza rivoluzione industriale

La maggior parte di questo presunto saggio è più che altro dedicata a fare pubblicità alle consulenze di Jeremy Rifkin, il resto è più o meno fuffa. Secondo l’autore siamo alle soglie della terza rivoluzione industriale (a proposito una volta introdotta la sigla TRI usarla sempre avrebbe ridotto il libro della metà), grazie alla quale tutto cambierà. Dovremo rivedere l’economia, l’insegnamento il lavoro, ma non viene data nessuna prova al riguardo, niente di ciò che dice fa supporre che si tratti qualcosa di diverso da una normale evoluzione degli eventi. Non sono un esperto, ma credo che un economista classico direbbe che è normale che se il petrolio diventa costoso per la sua “scarsità” chi ha bisogno di energia cercherà nuove fonti. Se un settore perde occupati, ma c’è un nuovo settore (terzo settore) in espansione i lavoratori si trasferiranno (o dovrebbero) da un settore all’altro.
Il libro è inoltre pieno di una urtante doppia morale: le lobby sono il male, sopratutto quelle del petrolio, però se ci fossero le lobby del solare bisognerebbe rivalutare tutto il sistema delle lobby, che in fondo sono buone. Le aziende classiche sono il male, pensano solo al profitto e distribuiscono denaro (lo sterco del demonio) a chi ci lavora e ai proprietari ; le “aziende” del terzo settore invece anche quando pagano stipendi a chi ci lavora, improvvisamente lo sterco diventa fiori, non è più un profitto per chi lo riceve. Se un cantante vuole vendere i suoi dischi al prezzo che dice lui è un vecchio approfittatore che dovrebbe dare via le canzoni gratis, se invece ti chiami Jeremy Rifkin i tuoi libri, le tue consulenze debbono essere pagate profumatamente.

La cura letale

Seguivo già da molto tempo il blog dell’autore www.phastidio.net, e finalmente mi sono deciso a leggere il suo libro. Tutto quello scritto nel libro è già stato detto in vari articoli sul blog, ma ovviamente nel libro è in una forma più coerente e segue un filo logico più coerente: il blog per sua natura salta da un argomento ad un’altro. Il testo semplice, ma fondamentale, per capire la crisi attuale. Non si limita a descrivere un solo punto di vista con le solite prese di posizione preconcette, ma analizza la situazione da ogni punto di vista. Insomma nessuna lettura ideologica della crisi, ma la sua analisi. Ci sono non poche sorprese sulle ragioni della crisi. Non si tratta solo di una crisi del debito pubblico ma anche del debito privato. L’austerity non può essere la cura, ma può solo aggravare la situazione. Come se ne esce? A livello Europeo occorre una maggiore integrazione a livello politico. A livello di singolo paese, come l’Italia, sono necessarie riforme serie per poter competere sui mercati globali. Vecchi trucchetti come la svalutazione, tanto di moda tra i no euro, hanno le gambe corte. Le colpe dell’Italia, sono quelle di non aver approfittato dei vantaggi avuti con l’entrata nell’euro e fare da subito le riforme necessarie; credendo che quei vantaggi sarebbero durati per sempre. L’altra sorpresa, per me, è stato quanto Wolfgang Schäuble, l’attuale Ministro delle Finanze Tedesco, fu promotore nel 1994 di un progetto di un nucleo di stati federali Europeo. Insomma i tedeschi sono molto più europeisti di come ci vengono descritti.  C’è da dire però che anche loro hanno usufruito di una serie di vantaggi con l’unione monetaria, anche se fanno finta di niente. Una delle raccomandazioni finali del libro è, infatti, ” l’assunzione da parte della Germania del ruolo di guida politica che essa stessa continua a rigettare”.

Il libro è disponibile su Amazon La cura letale: Chi sta facendo fallire l’Italia e come l’Europa sta peggiorando le cose. Un economista non allineato spega perché di austerità si muore … salvare il Paese.

Opinioni sulle Fivefinger Spyridon MR

Io corro da relativamente poco tempo due anni circa. All’inizio dell’estate scorsa cominciavo ad essere tormentato dai più comuni dolori cui vanno incontro un po’ tutti i podisti regolari. Nel mio caso dolore al ginocchio sinistro. Ciò mi costringeva a periodi di stop per recuperare. Poi ad inizio giugno ho preso le Vibram FiveFinger Spyridon MR, e ho cominciato a portarle per il tempo libero per abituare i piedi. Le Spyridon MR sono scarpe pensate per i percorsi di trail e corsa nel fango. Infatti hanno la stessa scolpitura di un pneumatico da mountain bike, e le lettere MR stanno per Mud Racer (fango corsa), e sono ovviamente delle scarpe minimaliste, pensate per il trail runner. Dopo circa un mese di sole passeggiate, ho iniziato a correrci su distanze sempre maggiori. Adesso, dopo 180km circa di corse, posso dire alcune cose.
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Scolpitura da fango, calzano come un guanto, il limite dipende da chi le indossa

Le cose essenziali da sapere sulle Spyridon MR

  • progettate per il trail runner minimalista e corsa nel fango
  • Tecnologia 3D Cocoon modellata nella suola per una protezione su sentieri
  • 4mm lo spessore della suola in gomma Vibram MEGAGRIP
  • 3mm la soletta in poliuretano con trattamento antibatterico Drilex Sockliner
  • sistema di chiusura con lacci Speed laces
  • la tomaia è in poliestere, fornisce un buon adattamento al piede con buona traspirabilità
  • il disegno dei tasselli fornisce un’ottima presa in qualunque direzione
  • peso piuma, 200g per scarpa nella mia taglia 44
  • lavabili in lavatrice senza problemi
  • Tecnica Natural Running

    Queste scarpe richiedono l’uso della tecnica corretta durante la corsa: atterraggio di avanpiede. Come ho potuto sperimentare personalmente la tecnica giusta permette di avere una tasso di lesioni inferiore (zero al momento), una forma fisica migliore, ed un’esperienza migliore della corsa. Le moderne scarpe da corsa sono costruite con enormi ammortizzazioni sul tallone, forme strane della scarpa, sistemi vari di  supporto/correzione del piede, che portano o cercano di far assumere al podista una certa idea della posizione da tenere in corsa, di solito quella sbagliata. In particolare si tende ad esagerare la falcata, si appoggia il piede con il tallone, anche piegate. Ovviamente non basta indossare le FiveFinger per correre come un atleta di elite. Anzi è facile l’opposto. In America la Vibram ha perso una causa milionaria perché dei geni locali avevano capito che bastava indossare le FiveFinger e mettersi davanti alla tv per essere dei top runner. Però basta indossare delle FiveFinger per non passare di certo inosservati. Bisogna invece allenarsi molto attentamente ed in maniera progressiva, per dare tempo al corpo di adattarsi al nuovo stile di corsa. Uno dei vantaggi di questa scarpa è che, se sbagli qualcosa lo comprendi subito, in maniera semplice: senti dolore. La posizione del piede è “naturale”, le dita possono adattarsi al terreno, il differenziale tra tacco e punta è zero, ammortizzazione minima che permette una propriocezione massima, peso minimo permettono al corpo di muoversi senza vincoli nel modo con cui la natura ci ha fatto evolvere. L’evoluzione del corpo umano è avvenuta in qualche milione di anni, le scarpe da corsa propriamente dette esistono da alcune decine di anni, chi sarà il più evoluto? Una domanda che mi hanno già fatto in tanti: ma non senti dolore sui sassi? Dolore no, fastidio più che altro, e temporaneo. Il dolore lo sentivo alle ginocchia, per giorni, con le vecchie scarpe, con queste lo senti a quelle fasce muscolari che prima non lavoravano e adesso vengono messe in opera, ma basta non esagerare con il carico di lavoro: bisogna essere pazienti, un po’ alla volta.

    Libertà

    La corsa è libertà. La corsa permette di avere dei momenti di fuga dalla vita di tutti i giorni. Quando si è appresa la tecnica giusta di corsa naturale, indossate le proprie scarpe minimal, esci per sentieri, e immediatamente scopri un nuovo livello di libertà che con altre scarpe non hai. Con queste scarpe senti il terreno sul quale corri, il cervello riceve maggiori stimoli dall’ambiente circostante, ti senti più connesso con l’ambiente circostante, capisci meglio quando puoi spingere di più e quando devi trattenerti.

    Qualità

    Al momento dopo 180 km (tutti su sterrato) non ci sono segni particolari segni di usura delle scarpe. Credo che mi terranno compagnia a lungo.

    Grip e protezione

    Ovviamente data la ridotta lunghezza dei tasselli queste scarpe sono pensate per percorsi sterrati leggeri, niente di estremo. Però rispetto ad altre scarpe c’è da considerare il fatto di avere le dita indipendenti che possono adattarsi meglio al terreno. Ed il fatto di avere una migliore propriocezione permette di comprendere meglio do si stanno mettendo i piedi. Comprendere bene il terreno è il modo migliore per evitare scivolate e cadute. E il bello che la comprensione del terreno avviene anche con i “piedi” non con la semplice vista. La tomaia è ultra-traspirante, il che vuol dire che l’acqua entra immediatamente all’interno, ma ne esce altrettanto velocemente. Mi è capitato di correre sotto la pioggia e sentire subito l’acqua sui piedi, ma appena smesso di piovere, l’acqua non c’era più. Di solito le ho indossate senza calzini senza problemi, ma su percorsi che vanno oltre i 20 km comincia a comparire qualche vescica. Superabile agevolmente con i calzini appositi e con l’allenamento.

    Considerazioni finali…

    Da quando corro con le scarpe minimal, i problemi alle ginocchia sono scomparsi. Gli unici “problemi” sono dovuti a quei muscoli che dormivano da anni e che ora sono recalcitranti a svegliarsi. Niente di insuperabile con l’allenamento giusto. Insomma il passaggio è stato positivo. Tant’è vero che ho preso anche un paio di Bikila da utilizzare su strada.
    Buona corsa  tutti.

    Sottomissione

    Alla fine la recensione di Sottomissione Baricco mi sembra corretto. Ottima descrizione di un quarantenne in crisi dedito alle più svariate pratiche sessuali (con una certa dose di fantasioso anche qui), soprattutto orali, ma niente di più. L’unica soluzione che trova per uscire da questa sua situazione è trovare qualcosa che gli permetta di avere una serie di schiave senza lavorare troppo. Tutto il resto si pone molto al di là della linea verosimile/puttanata. Scrive Houellebecq nel suo libro Sottomissione:

    Un altro successo immediato era la disoccupazione, i cui dati erano in caduta libera. Era senz’altro dovuto all’uscita in massa delle donne dal mercato del lavoro – a sua volta legata alla notevole rivalutazione dei sussidi familiari, primo provvedimento adottato, emblematicamente, dal nuovo governo. In un primo momento, il fatto che il versamento fosse condizionato all’interruzione di qualsiasi attività professionale aveva fatto digrignare un po’ di denti a sinistra; ma, visti i dati della disoccupazione, i digrignamenti erano rapidamente cessati.

    Ma che idea brillante. Ma allora non fare qualcosa di più semplice si dichiarano tutti i disoccupati come vacanzieri ed il gioco è fatto. C’è bisogno di tutto questo? Quindi zero in economia. Inoltre conquistata la Francia in maniera semplice, il tempo di dire un, due, tre stella e l’intera Europa è conquistata, e da li tutto il nord Africa è una questione di giorni.  Insomma la parte che più ha fatto scalpore in questi giorni è la parte “fantascientifica”, del romanzo. Ma questo non mi stupisce visto la spasmodica ricerca dei media del “CASO” del giorno.

    Altra lacuna dell’autore, comune a molti, è la superficiale conoscenza delle teorie evoluzionistiche che vengono rappresentate con il solito “giocare a dadi” e ridicolizzate in favore del disegno intelligente che di intelligente non ha niente.

    Interstellar il libro

    Dopo la lettura di The Science of Interstellar di Kip Thorne, posso con una certa sicurezza affermare che quet’articolo di Phil Plait è basato più sull’invidia che altro. come tra l’altro è stato costretto a fare nell’articolo stesso l’autore ha dovuto ritrattare le sue affermazioni sulla veridicità scientifica di alcune cose. Per chi fosse curioso nel libro trovate in maniera dettagliata tutto il resto, con ben indicato cos’è scientificamente vero da cos’è scientificamente interpretato. Ultima cosa Kip Thorne non ha semplicemente collaborato al progetto ma ne è stato l’ideatore iniziale, nella prima parte del libro, infatti, viene riassunta tutta la storia del progetto dalle sue prime idee, al lavoro con Steven Spielberg e finalmente alla realizzazione concreta con i fratelli Nolan.

    Un articolo molto più interessante è questo: http://blogs.scientificamerican.com/observations/2014/11/28/parsing-the-science-of-interstellar-with-physicist-kip-thorne .

    Mizuno Wave Evo Levitas/2

    Mizuno wave evo levitas

    Mizuno wave evo levitas

    Finalmente sono riuscito a provare le mie nuove scarpe Mizuno Wave Evo Levitas. Un giretto semplice di 8 km con un po’ di fango. Le Levitas sono scarpe “zero drop” (4 mm in realtà) per chi corre con l’appoggio di avampiede ma non sono totalmente minimali, hanno comunque il sistema Wave sulla punta della scarpa. L’ammortizzazione in punta e piacevole. Le asperità del terreno si avvertono appena. Come dicevo nel precedente articolo la calzata in punta è ampia ma alla fine sembra giusta, sopratutto in discesa il piede e ben saldo nella parte posteriore mentre le dita non sbattono sulla punta, complice anche il sistema di allacciatura asimmetrico. La particolare forma del battistrada permette di correre in tutta sicurezza anche con un po’ di fango o sterrato leggero, ho corso nel parco della Caffarella due giorni dopo che era piovuto e non ho avuto nessun problema. I 190 grammi per scarpa sembrano di più dei 200 grammi delle FiveFinger Spyridon MR, è incredibile quanto la forma della scarpa può influenzare le sensazioni.

    La tomaia della scarpa è davvero molto traspirante, se si indossano le scarpe senza calzini si vedono i piedi nudi attraverso il tessuto. Ma indossandole in pieno inverno con i calzini e correndo non ho avuto problemi di freddo ai piedi.

    La flessibilità è ottima, non ai livelli delle FiveFinger ma è buona.